Chi sono

Il nome prima di tutto, Matteo, per gli amici semplicemente Teo, nato e cresciuto in provincia di Venezia, nelle campagne segnate dal corso del fiume Piave, sacro alla patria. L’età: 21 anni, ormai un albatros (non baudelairiano) svezzato e “pronto” a sorvolare i cieli della vita, che festeggia gioie e vittorie ma sa anche incassare urti e batoste. Diceva Pablo Picasso che “il senso della vita è quello di trovare il vostro dono, e lo scopo della vita è quello di regalarlo”. Una frase ad effetto, qualcuno azzarderà, mentre in tutta onestà è il mantra guidatore della mia esistenza. In ossequio a tale aforisma, il mio sogno proibito è quello di diventare giornalista sportivo o, come mi piace definirlo, “narratore” degli eventi sportivi, in pratica la voce delle gare. È da parecchio tempo che mi affascina l’idea di raccontare e commentare, di trasferire con la parola televisiva o tramite la carta stampata le emozioni che provo durante un evento.

Ora sto cercando di avverarlo, di coltivarlo con passione e dedizione accudendolo a poco a poco, sondando il terreno per capire se effettivamente potrà essere il mio mestiere, partendo dal basso, approcciandomi in maniera morbida e semplice ad un mondo che trasuda professionalità e creatività. Inizio come inviato per le partite del territorio locale, poi il tempo deciderà per il meglio.

Ho sempre scritto per puro diletto, mai pubblicato nulla, ora invece sento che è venuto il momento di decollare, superare i miei limiti, abbracciare nuove realtà, cercando di assaporare ciò che mi offre l’esistenza, possibilmente immergendomi in acque leggere e tranquille dove posso nuotare senza affogare negli abissi della banalità. Ma stando a galla nel mare dell’originalità.

Mi definisco un ragazzo perbene, faccio ciò che mi diverte e che mi rende felice, semplice nei modi e garbato nei gesti, tremendamente ostinato. Cerco di esprimermi nei territori che credo mi appartengano, tentando di essere sempre me stesso in ogni dove, senza indossare la maschera deplorevole del conformismo fagocitante, alla quale purtroppo abbocca sempre più gente. Quella, per capirci, che ci rende tutti uguali, omologati e spesso discutibili, levando così il bello della diversità e dei colori, l’unica cosa che veramente ci accomuna.

Non sono nato estroverso, anzi mi definisco piuttosto riluttante ad approcciarmi agli altri, faccio fatica a concedermi, ma quando lo faccio mi dedico fino in fondo, fin dove sento di poterlo fare. In realtà pulsa forte dentro di me il desiderio di “esibirmi” nelle presunte competenze che credo di aver acquisito negli studi (sono neodiplomato nel settore turismo) e soprattutto maturato nella vita, ciecamente fondate nella scrittura e nella parola, che tento di evolvere ed approfondire più che posso. Ognuno possiede delle specialità in cui ci si crede forti, e penso, senza presunzione di arroganza, ma con una punta di sano cinismo, di averla individuata. Sono un ragazzo profondamente accanito, quasi in maniera patologica e compulsiva, tipo una dipendenza da tabacco, degli sport a motore -Formula 1 e MotoGP nella fattispecie- un universo di cui mi sono affascinato fin dal primo istante.

Partorito sotto il segno dell’Acquario, mi guida un profondo amore verso la lettura, soprattutto di articoli sportivi, scritti costellati di iperboli, citazioni, metafore, neologismi, ossimori. Mi sento veramente bene quando il mio eloquio si dipana in un certo modo, quasi di matrice “bonolisiana” qualcuno potrebbe dire; un linguaggio denso e ricercato, prolisso e corposo, che non abbandona al fato alcuna parola. Ovviamente da neofita del mestiere ho delle muse ispiratrici da cui cerco di allontanarmi una volta individuato il fulcro del discorso, volendo essere autentico e possibilmente unico.

Come già ribadito, questo blog ha il valore di un esperimento da laboratorio, lo prendo come una sorta di palestra formativa. Sarà per me una sfida che non vedo l’ora di giocare durante il mio percorso propedeutico, che seguendo la stella di Betlemme dovrebbe condurmi un giorno (si spera) con un paio di cuffie nelle orecchie e una penna tra le dita. Al contempo la vivo anche come un’immensa opportunità, più unica che rara, di poter esporre la passione che più mi appartiene, rendendo partecipi e provando a “convertire” nuovi adepti alla mia dottrina, mai pensando però di cadere in blasfemia o proselitismo.

Più nello specifico mi occuperò, come accennavo poc’anzi, di una materia per certi versi particolare, probabilmente di nicchia, ma forse -chi lo sa- decifrabile anche per coloro che sebbene profani della disciplina vorranno cimentarsi nella lettura di qualcosa a cui non sono naturalmente predisposti, ma intenzionati ugualmente a ritagliarsi qualche piccolo spazio della loro serrata quotidianità per misurarsi con nuovi contenuti a loro finora sconosciuti.

Premetto che non sono né sarò sacerdote di un credo universale che abbraccia chiunque capiti innanzi, non mi prefiggo mire espansionistiche, semmai cercherò nel mio discorrere di poter fornire spunti, riflessioni, materiale narrativo con il quale il lettore potrà confrontarsi e scegliere se aderire o rifiutare categoricamente la mia “professione di fede”.

Non ho la presunzione che questo blog diventi morale per gli altri rispetto ai contenuti presenti, ma semplicemente una piattaforma dove potersi connettere e far fruire del materiale di cui credo e spero di capirne qualcosa.
Saranno racconti, ritratti, affreschi, più o meno definiti, che raccontano per come li percepisco io dallo schermo, i miei idoli e le loro prodezze, fermamente convinto che quello dei motori sia un territorio di fuoriclasse, circostanza per pochi intenditori, di cui ho l’invidiabile fortuna e il formidabile privilegio di nutrirmene costantemente.

Scriverò e proporrò pensieri deliberatamente ispirati alla realtà che mi circonda (filtrata dalla mia personalità) nell’accesa speranza di dipingerla nel modo più fedele e naturale possibile, senza chimeriche deviazioni che possono deformarla, rischiando persino di rovinarla nella sua abbacinante bellezza.
Cercherò di cavalcare l’onda della scrittura costruendo ragionamenti liberi dalle catene di qualsivoglia schema preconfezionato e slegati da cervellotiche formule matematiche. Saranno frammenti magari grezzi (non sono giornalista né tantomeno scrittore), imperfetti al contrario della geometria euclidea, ma accomunati dall’assenza di ipocrisia. Quello che c’è scritto è quello che penso, lo dico senza camminare sulle uova, essendo me stesso, senza caricature particolari e senza vagheggiare chissà quale tipo di gloria.

“La velocità secondo Matteo” è un blog (sebbene non abbia l’aspirazione di divenire un professionista della rete) ma soprattutto un’esperienza che mi voglio concedere, in cui non vorrei sembrare tedioso, stucchevole e infallibile, ma semplicemente credibile.

Sarà uno spazio dove poter visionare il mio pensiero, in cui alcuno potrà anche riconoscersi, incontrare le mie idee con le vostre, confrontarvi e confrontarci, ragionare, commentare con prudenza e buonsenso, essere d’accordo o anche contrari, ma nessuno si potrà arrogare il diritto villano e farabutto, che spesso finisce per degenerare in infamia, di offendere l’opinione altrui. Giusta o sbagliata che sia. Nessuno può dire cosa sia giusto o sbagliato, perché, come filosofeggiava il drammaturgo siciliano Luigi Pirandello, “non esiste una prospettiva privilegiata da cui osservare la vita”, concedendo, quindi, ad ognuno di pensarla come meglio crede, senza che questa finisca per essere barattata come verità assoluta da cui tutti debbano abbeverarsi.

Fatta l’antifona, buona lettura a tutti, con l’augurio sincero e caloroso che possa trattarsi di un nuovo, ma strepitoso inizio.

Matteo

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