Danke Seb, campione vero oltre lo sport

Sebastian Vettel si ritira dalla F1. Per molti è la fine del gioco, lo spegnimento della luce, una ferita difficile da rimarginare che fa sanguinare lo sport.
L’addio commosso di un campione autentico nell’essere e nell’apparire e il volto segnato da lacrime sincere avvolte in un’atmosfera rotta dall’emozione ci restituiscono l’immagine del vero Seb.
Nel suo lungo peregrinare ha saputo vincere e convincere, accendendo i cuori di una platea sconfinata, segnando un’epoca e generando ossigeno vero per questo sport.
Fenomeno senza tempo che ha saputo convertire milioni e milioni di discepoli al credo della Formula 1, lascia a tutti un’eredità pesantissima da sostenere. Ci ha insegnato che le ere passano ma le persone restano, soprattutto quelle che hanno saputo iniettare amore per il prossimo.
Vettel che abbandona questa meravigliosa fabbrica di emozioni per concedersi di più a sé stesso e alla sua famiglia, è il sintomo schietto, non preconfezionato, di chi sa distinguere cosa passa e cosa resta, dando valore anche alle piccole cose.

“Non è importante come entri nel palcoscenico della vita degli altri, l’importante è l’uscita di scena; quindi prendi fiato, sorridi comunque sia andato lo spettacolo e fai il tuo inchino migliore”

(Charlie Chaplin)

In molti diranno che dietro alle lacrime che hanno segnato il volto di migliaia di appassionati al passaggio di Sebastian Vettel sotto la bandiera a scacchi alla sua ultima gara alberghi della retorica. Una sorta di triste commiato da copione teatrale che contemplasse un pianto preconfezionato. E invece non è così. Nemmeno il cuore più imperturbabile si sarebbe trattenuto dalle emozioni che Seb ha saputo generare, mostrare e diffondere al mondo. In chi lo ha frequentato sopravvive una velata idea di spreco mortificante, di vuoto incolmabile, di una ferita difficile da rimarginare che fa sanguinare lo sport. Perché in pochi come lui hanno saputo fondere essere e apparire, mai disunendoli, vestendosi sempre di sani principi. Senza dimenticarci delle formidabili qualità velocistiche che lo hanno sempre contraddistinto tra i migliori piloti di sempre.

Il ritiro di una leggenda paralizza tutto ciò che tocca al suo passaggio; è inaccettabile da metabolizzare per i romantici della Formula 1, per quelli che lo hanno accompagnato, vissuto e sostenuto, per quelli che si sono esaltati alla sua presenza e per quelli che l’hanno idolatrato per ciò che ha saputo seminare e raccogliere. Ma disorienta anche coloro che lo hanno odiato, vituperato, criticato e contestato, gettandogli troppo spesso la croce addosso.

Vettel è l’emblema puro e schietto di chi ha saputo stare al mondo, nel bene e nel male, sapendo convivere con la gloria e la notorietà, ma anche con gli acciacchi, i malumori, i dissapori, le critiche, gli ostacoli. Esempio da emulare per chiunque e sorgente di buone maniere da cui abbeverarsi, ha saputo avvicinare e convertire milioni e milioni di discepoli -incantati dalle sue gesta- al formidabile universo dell’automobilismo. Non ha mai esorcizzato le note di biasimo da alcuno, anzi ne ha fatto tesoro, non ha mai avuto la presunzione di voler essere morale e pastore per gli altri, ma portatore sano di messaggi universalmente riconosciuti come tali, come l’assoluto sostegno alle minoranze, la lotta alla discriminazione, la salvaguardia del pianeta. Temi di fortissima attualità su cui tutti dovremmo fermarci e riflettere.

Profeta di una dottrina innovativa, rompendo in alcune circostanze con la tradizione, ha trasportato questo sport ad una dimensione che prima non contemplava, elevandolo di qualità e declinandolo con uno scopo pedagogico, offrendo più del semplice -seppur incredibile- repertorio velocistico.
Infaticabile nella voglia di migliorarsi, ha saputo entrare e attecchire nel cuore di molti (cosa non affatto banale), pronunciandosi sempre in un comportamento carino e levandosi la maschera dell’ipocrita, mostrandosi per quello che è veramente. Un uomo vero, oltre lo sport. Non si può non apprezzare lo stile compassato ed elegante, perbene e posato, sobrio e riservato al tempo stesso di Sebastian.

Vettel è uno di quei fenomeni che nascono ogni tot, partorito dalla sorte, entrato honoris causa nel Pantheon dei fuoriclasse per la sua ricchissima bacheca. Un palmarés che contempla 299 gare, 122 podi, 53 vittorie, 67 pole position e 4 mondiali vinti con la Red Bull, la scuderia che lo ha reso immortale. Roba da far invidia a chiunque. Da raccontare ai nipotini. Nel corso della sua lunga carriera Vettel ha saputo irradiare per fantasia, creatività, talento, velocità, rispetto e amore. Ha saputo resistere e giocare fino all’ultimo metro con i ragazzini molto più giovani di lui, salvando il piacere delle corse, la vera passione che lo ha sempre accompagnato nella sua straordinaria avventura.

Come tutti i grandi eroi che hanno segnato il corso della storia, Vettel ha dominato negli anni egemonici della Red Bull, ma ha anche vissuto e combattuto con rivali di grandissimo spessore -uno su tutti Hamilton- infiammando il pubblico. Ha saputo evolversi e sfidarsi per poter rimanere al passo con i tempi e ha scavalcato il limite fisiologico del fisico che invecchia. Ha accettato una scommessa che non tutti avrebbero accolto, ha saputo dare valore anche alla sconfitta giudicandola propedeutica per la propria crescita, pur competendo sempre per la gloria. Ma soprattutto ha saputo defilarsi in punta di piedi. Lui che nel corso della sua carriera ha preso decisioni di petto, ora decide di fermarsi per concedersi di più a sé stesso e alla sua famiglia, distinguendo cosa passa e cosa resta. E ciò non può che conferire un valore aggiunto alla sua stessa persona. Ha avuto il coraggio di abbandonare questa meravigliosa fabbrica di emozioni nel momento umanamente più adatto alle sue esigenze di vita, circondato dall’affetto di tutti, dissolvendosi sottotraccia, dimostrandosi fenomeno anche nell’uscita di scena.

L’ultima gara di Abu Dhabi aveva dentro tutte le difficoltà tipiche di un addio. Era la gara in cui Seb portava con sé tutti i ricordi, le lacrime dell’epilogo, le vittorie, le sconfitte. Tutto.
Campione senza fine, ha combattuto fino all’ultimo giro della sua carriera. Ha saputo essere sé stesso fino in fondo, fiducioso che ce l’avrebbe fatta anche stavolta. Contenendo i demoni dell’emozione che avrebbero potuto insidiarlo. Alla fine della corsa si sente vuoto, come è fisiologico che sia; addirittura si scioglie in un pianto che sa di emozione, antitesi autentica del gelo teutonico. L’ulteriore dimostrazione che fa di lui una persona speciale.

L’insegnamento più importante che possiamo ereditare dal maestro Seb è che si può essere eroi della storia anche distinguendosi dalla massa, rimanendo sempre sé stessi, senza deformarsi alla logica fagocitante del conformismo. Ci ha insegnato che si può raggiungere la felicità e vincere anche urtando contro gli spigoli dell’esistenza, che le ere passano ma i campioni restano per sempre.

Non possiamo dire se Seb potrà mai essere sostituito, ma di certo possiamo dire di aver avuto l’onore di raccontare un campione vero per l’eternità. Grazie infinite Sebastian!

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