La vittoria del talento

É da ammirare la grandezza velocistica di Pecco Bagnaia da una parte e di Fabio Quartararo dall’altra. Due supereroi al servizio della velocità, animati da un talento cristallino e fatti di una materia incomprimibile, in grado di “fare a sportellate” con le leggende che li hanno preceduti e che ora, in un momento difficile per la MotoGP, cercano di raccogliere tutta la loro eredità, entrambi alle prese con l’ultimo chilometro che li divide per entrare -a loro volta- nel club dei grandi.

Possiamo pure affermare che la MotoGP sta vivendo un momento molto difficile da quando hanno smesso di correre leggende di questo sport come Valentino Rossi, Jorge Lorenzo, Dani Pedrosa e da quando Marc Marquez si è rotto il braccio, di fatto auto-eliminandosi dalle corse da più di due anni. Possiamo anche dire che la MotoGP di oggi è meno densa di personaggi carismatici -uno su tutti Valentino- che calamitavano tifosi da tutto il mondo- e di azione in pista, ma è anche vero che alla MotoGP non mancano i talenti da coltivare e nemmeno i futuri campioni da celebrare, quei piloti che devono giocoforza alzare l’asticella della qualità e sobbarcarsi la grande eredità dei fenomeni che hanno fatto la storia del Motomondiale.

Sarà anche vero che il Mondiale finora ha sempre visto scontarsi due campioni, diversi nel loro modo di correre, ognuno con personalità e carisma molto forti, ma accomunati dal senso profondo della velocità e del rischio, che porta i piloti a sfiorare l’asfalto a velocità inaudite e a scornarsi in pista come se non ci fosse un domani. Ora questo fattore si avverte molto meno.

Se è vero che il motociclismo, per come l’ha concepito Madre Natura -facendoci un regalo stupendo-, è spettacolare ed è il manifesto più sincero e leale della velocità, è altrettanto vero che il mondo che ci circonda cambia molto velocemente e anche il mondo della MotoGP non si sottrae a questa legge della natura e muta continuamente.
Proprio per questo, il Motomondiale sta vivendo un periodo di passaggio tra la generazione dei forti per davvero – i campioni del mondo affermati che regnano sovrani nell’Olimpo della MotoGP- e quelli che lo stanno diventando e hanno tutta la stoffa per poterlo fare e consegnarci una nuova MotoGP. Una MotoGP al passo con i tempi, che giocoforza ci cambiano e ci portano a volere tutto e subito, senza contemplare però i ritmi fisiologici della natura umana, che a volte predicano calma e pazienza.

Invece fa parte della distorta e perversa natura umana la classica fretta di voler distruggere e cementificare le cose quando queste vanno male e di supportarle quando invece vanno magicamente bene. Tutti sono capaci a farlo, ma dovremmo essere più prudenti e rispettosi quando parliamo di uno sport che è fatto di piloti che rischiano la loro vita in ogni centimetro della loro corsa, ma prima ancora di persone, di amici e di ragazzi perbene che sebbene facciano parte di un’altra dimensione quando corrono, in realtà poi anche loro fanno parte della nostra “razza”. E questo non dobbiamo dimenticarcelo. Ed è per questo motivo che dobbiamo trattare con maggiore parsimonia il momento delicato della MotoGP, senza gettare addosso la croce a nessuno, anzi aiutandosi per cercare di migliorarsi.

Dobbiamo metterci in testa il fatto che ci troviamo di fronte ad un cambio generazionale, e giocoforza un cambio di questo tipo necessita di tempi più o meno lunghi per poter partorire dei fenomeni che al momento si stanno mettendo in vetrina, ma che un giorno saranno le nuove icone di questo sport.

Il motociclismo di una volta che viveva di battaglie sporche, facendo a cazzotti come Bud Spencer nelle risse del bar, ai limiti del razionale, tirate all’estremo, spesso anche oltre il confine naturale del buonsenso, oggi lascia sempre più spazio, legittimamente, a duelli accesi sì, ma caricati di una dose di civiltà e correttezza che ci ha permesso di raccontare grandi duelli in pista ma anche grandi amicizie fuori dalla pista, come testimonia la lotta di quest’anno tra Fabio Quartararo e Pecco Bagnaia. Il primo, forte ed incomprimibile, il nuovo fenomeno dell’età moderna della MotoGP, ha già in tasca un Mondiale conquistato lo scorso anno, ha del talento da vendere, è l’unico in grado di far funzionare la Yamaha su tutte le piste e in ogni circostanza. La dote velocistica di questo purosangue francese si trova a fare i conti con uno dei talenti più cristallini sfornati dall’Academy di Valentino negli ultimi tempi, ovvero Bagnaia, che guida una Ducati fortissima, che ha saputo vincere solo gare difficili, solo quando gli avversari erano tosti per davvero, del calibro di Marquez e Quartararo, che ha saputo rialzarsi dagli errori di inizio anno e che ora sta macinando vittorie su vittorie, roba da far invidia a chiunque.

Insomma, due amici che si conoscono da quando sono ragazzini, che se le danno di santa ragione in pista, come se si trasformassero in una materia diversa dalla loro tenera e adorabile cordialità che li lega quando si spogliano del mantello da supereroi che indossano per correre e combattere in pista.
Due ragazzini al servizio della velocità, in grado di generare entusiasmo in coloro che trovano nella MotoGP un meraviglioso passatempo, entusiasmanti e carini, incredibilmente veloci e con un DNA magico che fa parte dei grandi e che hanno tutte le qualità e le doti per segnare una nuova epoca della velocità. Entrambi alle prese con l’ultimo chilometro della loro gara per poter finalmente entrare a far parte -a loro volta- del giro grosso.

In un mondo che sta cambiando sempre più in fretta, dobbiamo abituarci ad una nuova dimensione delle corse, apprezzando anche le novità figlie del tempo che passa inesorabile come un torrente impetuoso, senza necessariamente essere legati a ciò che è stato perché il tempo è l’unica cosa che non ci viene restituita, e guardare al futuro, esaltando e supportando i nuovi fenomeni che ci faranno tornare ad abbracciare sugli spalti e ad inorgoglirci di averli con noi.

Che sia l’augurio di un caloroso benvenuto ad una nuova epoca della MotoGP. Un’epoca fatta di campioni e di battaglie in cui la velocità e il rischio contano tantissimo, un’epoca fatta di bravi ragazzi che si scornano in pista ma che fuori sono soprattutto amici, a testimoniare come le battaglie ruvide e scomode del Mondiale possano essere accompagnate da un sorriso, dalla serenità e da uno sguardo tenero, una miscela perfetta per vivere una nuova forma di competizione.

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