Una “nuvola rossa” avvolge il mondo e risponde al nome di Pecco Bagnaia, vincitore del suo primo Mondiale con la Ducati in MotoGP.
Lui, che per la prima volta nella vita piange di gioia, per molti istanti ha fatto rivivere a migliaia di appassionati, soprattutto all’Italia e agli italiani, quelle emozioni che sembravano destinate a scomparire dai radar dopo il commosso e doloroso addio alle corse di Valentino Rossi di un anno fa.

Chiedete a Pecco Bagnaia che ritratto ha la felicità. E lui vi risponderà regalandovi un Mondiale così. Pecco Bagnaia è Campione del Mondo. La Ducati è campione del mondo. Pecco Bagnaia è il primo italiano dopo Valentino Rossi a vincere un Mondiale. Già questo basterebbe per esprimere lo straordinario monumento che ha scolpito Pecco.
Perché, si dica quel che si dica, un Mondiale è sempre un Mondiale. Un traguardo che tutti i piloti sognano un giorno di raggiungere. Un po’ come tuffarsi nel paese delle meraviglie. Come toccare il cielo con un dito. Da togliere il fiato, da far venire i brividi.
Il Mondiale di Bagnaia è un capolavoro di classe, grazia e perfezione. Una lectio magistralis sotto gli occhi di tutti. É indimenticabile questo Mondiale. Perché nessuno come lui in questa stagione ha saputo impastare velocità e talento, cucire fantasia e realtà, in un unico concentrato di bellezza.
Nelson Mandela diceva che “un campione è un sognatore che non si è mai arreso”. Ecco, Bagnaia questa citazione la riveste tutta. Anzi, ci va pure oltre. Perché è proprio per come Pecco è arrivato a destinazione che merita una riflessione. La sua storia è una di quelle (poche) storie che rimangono nel cuore di molti. É una storia che contempla sacrifici, bocconi amari, cadute e risalite, morte e resurrezione. Come una fenice che rinasce ciclicamente dalle proprie ceneri.
É la storia di uno che ha saputo navigare in un mare in tempesta, reggere il timone della barca in ogni circostanza. Ha saputo sostenere quintali di pressione che gli sono stati messi addosso come macigni sulle proprie spalle. Ha saputo vincere con il carattere, la grinta e la determinazione. Ha mantenuto la testa bassa sempre, dando al lavoro un valore vitale, come fisiologico processo che conduce al trionfo. Per questo la vittoria del Mondiale è una storia di liberazione, di resilienza, di lacrime che sanno di vera rinascita.
La vittoria di Pecco non è una vittoria banale. Nemmeno un po’. Non era banale riuscire a provarci fino in fondo, puntando filati all’obiettivo. Non si è mai arreso, nemmeno quando poteva essere comodo e liberatorio farlo. Non era banale far ritornare l’Italia e la Ducati sul tetto del mondo. Lui invece, sovvertendo i pronostici, ha saputo farlo. Quindici anni dopo Casey Stoner per la Ducati e cinquant’anni dopo Giacomo Agostini per un italiano su moto italiana. Non era affatto scontato nemmeno riuscire a rimpiazzare l’enorme vuoto lasciato da un fuoriclasse come Rossi e raccoglierne l’enorme e pesantissima eredità. Lui l’ha fatto. Si è fatto carico di una bella responsabilità e di un notevole peso di notorietà. Dunque, la vittoria di Pecco è una vittoria non solo per lui e per l’Italia delle moto, ma per l’Italia tutta, dalla testa ai piedi. É una risposta anche per quelli che lo volevano disfatto, sconfitto, bollito. Se vogliamo è anche una vittoria per Valentino, colui che l’ha accolto nella sua struttura in uno dei momenti professionalmente e umanamente più difficili della carriera di Pecco. Eppure Rossi ma anche lo stesso Bagnaia ci hanno sempre creduto, sperato, sognato.
Ragazzo calmo nei gesti e pacato nelle ritualità, per mezzo di una reazione chimica chiamata adrenalina, in pista si trasforma. Il Pecco tutta gentilezza e bontà diventa un duro, un mastino, una creatura riottosa e ribelle, l’antitesi della sua stessa natura. È uno di quei piloti meticolosi, freschi e svelti mentalmente, reattivi al cambiamento e alle evoluzioni, che assorbe l’incarico di capitano e si rafforza ogniqualvolta scende in pista. Portatore di una sana competitività, Bagnaia ha saputo stare in armonia con la propria squadra, ha infuso e ricevuto fiducia, ha creato quella certa alchimia che si verifica di rado a così alti livelli.

Con gli avversari Pecco ha saputo costruire un rapporto di amicizia e di profondo rispetto. Pecco fa parte di quella nuova generazione di piloti che evita le frizioni comportamentali, le risse fuori della pista, gli sgambetti tra avversari, le brutte maniere. Anzi, vuole essere l’artefice di una corretta e sana rivalità, condita da una dose di civiltà, rispetto e buonsenso.
Se Pecco è stato protagonista di una stagione formidabile, il merito va anche riconosciuto alla Ducati che ha saputo fornirgli un mezzo meccanico incredibilmente veloce. Dalla moto tutta grinta in rettilineo e poca scorrevolezza nelle curve, come da tradizione motoristica romagnola, ora la Ducati è la moto più completa di tutte, facile per chiunque da guidare.
Per vincere questo Mondiale Pecco è stato costretto a servirsi della sua miglior versione. Ha collezionato pole come nessun altro e ha vinto sette gare. Di cui quattro di fila. Se questo non bastasse per misurare la grandezza velocistica di Pecco Bagnaia, diciamo pure che ha vinto sempre gare in volata, con una pressione addosso da far spavento a tutti. Sebbene abbia sfoderato una guida a tratti divina, dobbiamo anche riconoscere che Pecco ha commesso molti errori a inizio anno che avrebbero potuto vanificare gli sforzi intrapresi. Ma è proprio da questi che ha imparato e ha saputo rigenerarsi. Ha saputo attaccare quando serviva, si è risparmiato da errori gratuiti quando era conveniente. Non ha mai accettato scie e ha disubbidito ad ordini di scuderia (semmai ce ne fossero stati). A lui non serviva che qualcuno gli facesse strada. Perché evidentemente sapeva già quale sarebbe stata la via del successo.
Per vincere ha dovuto confrontarsi e battersi contro Fabio Quartararo, avversario vero, tosto da morire, tremendamente ostinato e affamato di vittorie. Proprio a discapito del francese Pecco è stato autore di una rimonta a dir poco epica, recuperandogli un abisso di punti. Proprio verso metà stagione, quando sembrava finita per Pecco e fatta per Fabio, “El Diablo” ha iniziato a smarrire la strada mentre Bagnaia, al contrario, ha cominciato la risalita. É da quel momento che il Mondiale iniziava a trasformarsi da impossibile a possibile, da utopia a realtà.
La gara di Valencia è stata la prova più difficile che Pecco potesse affrontare soprattutto per la pressione di cui quella gara si era caricata, anche da un punto di vista mediatico. É stata la gara in cui Pecco poteva diventare campione e al contempo rischiava di perdere tutto.
Anche se all’apparenza può sembrare una gara in cui Pecco ha gestito, soffrendo un po’ di braccino, ha fatto esattamente ciò che serviva fare. É stato intelligente nel rallentare la corsa a Quartararo, imbrigliandolo nelle prime battute, e poi a gestire verso la fine. Fabio e Pecco, che durante il Mondiale non si erano mai incontrati, hanno incendiato la gara proprio nel momento più decisivo di tutta la stagione. Entrambi hanno dato vita ad un corpo a corpo stupendo, ad un braccio di ferro durissimo. Si sono sorpassati e controsorpassati, lambiti e toccati, condensando in quell’unico giro di pura passione e divertimento la loro straordinaria ma genuina rivalità.
È stato l’anno di un titolo Mondiale conquistato dalla Ducati, ma soprattutto da un pilota italiano. Una combinazione perfetta. La Ducati più Bagnaia, complici della loro straordinaria relazione, uguale “Nuvola rossa” che avvolge il mondo.
