Notte fonda

La stagione di F1 riparte colorata dalle stesse tinte con cui era stata affrescata la scorsa stagione. Mentre il solito dominio (esagerato) della Red Bull avanza ad ali spiegate, gli avversari faticano, bruciano le gomme, disorientati da uno strapotere per certi versi imbarazzante e noioso per gli appassionati.  Per la Rossa è una domenica, un’altra domenica, l’ennesima domenica da gettare ben presto nel bidone dei dimenticati per cercare di resuscitare, di sfuggire da un’emergenza palese. Ma se è vero che non è un rondine a fare primavera, lo è altrettanto il fatto che non è una sola gara di una stagione eterna a determinare i vincitori e a seppellire i vinti.

“C’è una crepa in ogni cosa, è così che entra la luce” (Leonard Cohen)

Storpiando il titolo di un famoso romanzo di Gabriel Garcia Marquez “Cent’anni di solitudine”, il titolo della polaroid del primo atto del Mondiale 2023 di Formula 1 può divenire “Cinquantasette giri di solitudine”. Se volessimo avventurarci nel territorio della narrazione il paragone renderebbe alla perfezione il dominio a tratti imbarazzante della Red Bull, una superiorità schiacciante, quel tipo di egoismo che spesso finisce per degenerare in noia innanzi agli occhi degli appassionati. Se però lo analizziamo bene quello di oggi era un copione prevedibile, ben studiato, recitato alla lettera, senza sbuffi né inciampi, tutto perfetto. 

Ma se da una parte alberga la consapevolezza dei più forti, la solitudine dei numeri primi, facendo nostro il romanzo di Paolo Giordano, l’altra faccia della medaglia, e forse quella più preoccupante da un punto di vista strettamente patriottico e campanilista, è quella della Ferrari. Di sicuro non è una gara, la prima gara, a gettare ombre o a far cadere nello sconforto milioni e milioni di tifosi, a seppellire i vinti e far trionfare i vivi, i vincitori, ma impone giocoforza un’attenta riflessione.

Lo sguardo ghiacciato e imbronciato di Leclerc e le parole fredde e solitarie di Fred Vasseur, scioccato come tutti, sono l’antitesi fatta a pennello della gioia e del sorriso a tuttotondo scolpiti nel marmo di Chris Horner e dei suoi uomini. Serpeggia tra le righe delle dichiarazioni del nuovo capitano francese una fredda sorpresa, un macigno insopportabile, un sintomo di netta inferiorità, quasi fiutando aria di disarmo.

Lo racconta il volto corrugato, increspato di Charles, che a fatica digerisce la frustrazione, la rabbia, il gelo, così come i tifosi, ghiacciati e disorientati dalla partenza in folle, come un singhiozzo, esattamente l’opposto di ciò che si immaginavano tutti. Lo si percepisce nei volti scavati dalla fatica, levigati dalla rabbia, scottati da un’inaspettato e inspiegabile horror vacui velocistico.

Ai due piloti, Leclerc e Sainz, che questa macchina la guidano e nessuno meglio di loro può raccontarci sensazioni e vibrazioni all’interno della medesima, andrebbero scolpiti dei monumenti. Anzi, pur di salvare quel poco che c’è da salvare, molte volte gettano il cuore oltre l’ostacolo, spesso oltrepassando un limite oggettivo oltre il quale la vettura non li concede di andare. 

L’istinto legittimo di ognuno è quello di capire quanto Sainz ma soprattutto Leclerc, amuleti a cui affidarsi nei momenti di smarrimento, avranno ancora voglia e pazienza di sopportare una situazione che sta cominciando ad essere pesante. C’è l’urgente bisogno di raddrizzare alla svelta uno dei momenti più difficili di tutti i tempi. All’orizzonte Leclerc, che ha firmato per altri due anni, non sappiamo quanta voglia abbia di sprecare tempo in nervosi tecnici difficili spiegabili oppure di spremersi al limite delle sue possibilità. 

Mentre gli altri fissano una seria ipoteca sul Mondiale -Red Bull su tutti-, progredendo a ritmi insostenibili, la Ferrari si aggrappa agli specchi per cercare di salvarsi la coda mentre annusa sempre più da vicino il fuoco del baratro che inizia a bruciargliela.

Evidentemente la Ferrari paga la mancanza di forze fresche, di idee innovative, di progetti ambiziosi, spesso contro la canonicità della regole, di menti ingegneristicamente reattive a cogliere gli effettivi sbalzi di temperatura, rimanendo invece immuni e immobili innanzi ad una politica avveniristica e lungimirante, accordo quasi simbiotico, spesso sinonimo di vittoria. È come se la Ferrari cercasse di rimanere ancorata a questo presente -da gettare nel dimenticatoio- per non sprofondare nel fuoco gelido del passato. 

La Rossa di quest’anno, presentata in grande spolvero sulla pista di casa, a Maranello, a due passi dalla residenza di Enzo Ferrari, sembrava dovesse asfaltare i sogni degli altri deponendo invece dalla sua parte la gloria motoristica, galoppando indisturbata in territori inesplorati ormai da decenni. Sembrava dovesse fare scintille fin da subito, eppure poche settimane più tardi il desolante presente ce l’avrebbe consegnata ancora debole e carente sugli stessi nervi che erano stati scoperti lo scorso anno. 

Fa male dover pensare che un fenomeno come Leclerc debba sopportare una situazione così complicata, leone ingabbiato in una sorta di prigione senza chiavi per uscirne. È facile pensare che dovranno iniettargli dell’analgesico per alleviarne il dolore, lo sconforto, l’abbattimento dei sentimenti, la pioggia melliflua di emozioni, costruirsi uno scudo per proteggersi da falle non più digeribili. 

Se Charles è un vero guerriero potrebbe divenirlo effettivamente tale qualora decidesse di caricarsi sulle proprie spalle il fardello della sconfitta, l’odore bruciante della carenza di competitività. Una sorta di condottiero valoroso che si mette alla guida del gruppo, traghettandolo insieme a lui, ripartendo insieme e non scoraggiandosi, dividendosi, oppure abbandonando la barca nel pieno della tempesta. Sarebbe troppo comodo ma meschino anche solo a pensarlo.

Noi, di fatto sbagliando, avevamo dato alla Ferrari molta fiducia, forse troppa, forse incoscienti del fatto che il buco prestazionale fosse ancora troppo forte da ricucire. La Formula 1 è la massima espressione della velocità su quattro ruote dove la tecnologia e l’innovazione sono elementi di prima classe per dominare i campionati. È la sintesi magica di un miliardo di fattori tirati all’estremo, in cui ogni singolo pezzo del puzzle è fondamentale. La F1, a dispetto di quello che può sembrare uno stupido gioco di macchinette che corrono a trecentocinquanta all’ora, è un magnifico manifesto dove si vince se tutti quei fattori che la compongono sono al posto giusto.

La Ferrari di oggi si ritrova a spostare attenzioni e pronostici sempre più giù, nelle mangrovie in cui si ritrovano intrappolati i secondi, se non i terzi, della classe, di certo non all’altezza delle posizioni che meriterebbe di occupare. Per storia, tradizione, dignità. 

La Rossa che aveva puntato tutto sulla rivoluzione tecnica dello scorso anno, ora deve rispondere ai tifosi, ma prima ai suoi alfieri, a tutte le domande irrisolte. A tutti quei punti interrogativi che vagolano nell’aria senza apparente risposta. Non esiste ed è impensabile che le mille variabili che muovono il mondo delle corse possano fare le magie come il migliore degli Harry Potter. Nessuno ha per le mani la bacchetta magica in grado di stravolgere l’ordine degli elementi dal giorno alla notte.

Se non si fosse capito alla Ferrari serve una rivoluzione umana e tecnica. Un’opera di restauro, di ammodernamento. Soprattutto in quei luoghi dove si respira aria viziata, vetusta, quando invece ci sarebbe bisogno di menti veloci e rapide. Che sappiano cosa è giusto e cosa non lo è, che riconoscano ciò che è necessario da ciò che non lo è. 

Quando diciamo che i piloti non fanno la squadra e la squadra non fa da sola il pilota, è perché la verità effettuale delle cose ci spinge a pensarlo. Ed è per questo motivo che i cicli vincenti fatti di pole, vittorie, mondiali, podi e grandi soddisfazioni non derivano dal nulla. Quegli stessi cicli che avuto la stessa Ferrari nell’epoca d’oro con Schumacher, oppure quelli della Mercedes con Hamilton o ancora di più quello appena inaugurato dalla Red Bull con Verstappen.

C’è bisogno di un gruppo di lavoro eterogeneo, unito nell’anima e nello spirito, nelle idee e nelle convinzioni per poter ritornare sul tetto del mondo a lottarsi i campionati. Serve una reazione convinta di tutta una squadra che, capitanata da un nuovo timoniere deve farsi guidare verso orizzonti migliori, altrimenti ogni settimana saremmo qui ad aggrapparci ad amuleti portafortuna oppure a ricorrere a inutili gesti apotropaici.

Vorremmo vedere la stessa reazione che abbiamo potuto osservare nell’Aston Martin guidata dall’intramontabile Fernando Alonso, uno che di certo non si tira indietro quando c’è profumo di bagarre, di duello, dove si incendiano gli animi e si annullano le impercettibili differenze. Dove il tessuto umano conta davvero, aldilà della carta d’identità, declinata dal leone di Oviedo come indistinto pezzo di carta con miserabili dati anagrafici. 

Per lo sfarzo che ruota attorno ad essa, per il lusso che la ricopre e per l’immagine che restituisce, la Ferrari non può permettersi di accettare una situazione così destabilizzante e demoralizzante. Si dice che è quando si tocca il fondo che si comincia la rinascita. Ed è in questo che la squadra intera deve essere capace di rinascere dalle ceneri del presente, risalendo la corrente. 

Per farlo basterebbe lucidare la memoria, rivivere ciò che questa passione ci ha regalato nel corso del tempo, rinnovando il nostro atto di fede nella Ferrari e nella capacità di resuscitare dai problemi, riemergere dalle ombre, spolverando le ragnatele inevitabilmente posatesi sulle nostre anime, illuminandoci di una nuova luce.

La Formula 1 è un mondo difficilissimo, con un livello altissimo, in cui ogni millesimo di secondo è determinante e in cui si combattono le migliori case automobilistiche del pianeta e nessuno si ferma a darti una mano. Anche se ti chiami Ferrari e hai con te due piloti di gran spessore dotati di un immenso talento e di una bravura infinita. Loro hanno dato una mano. Ora è la Ferrari che deve aiutarli a ritrovare sorrisi e velocità, riportandoli sulla retta via, sulla strada della felicità.

C’è una storia da onorare, un orgoglio da lucidare, una passione da risvegliare. Più di un consiglio sussurrato su un orecchio, è un invito urlato a gran voce, come un coro degli alpini che spacca il cielo, dai tifosi di tutto il mondo. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scroll to Top