Il Re ora deve fare i conti con la sconfitta, l’abisso più profondo mai toccato in carriera. Eppure il Re, consapevole della propria forza, sarebbe stato in grado di risvegliarsi da quel letargo di successi, cercando di sbalordire il mondo un’altra volta. Gli anni scorrono inesorabili e il Re non è più la macchina da guerra di un tempo, non è più il dominatore del territorio, ma è costretto a vederselo mano a mano risucchiato e rubato dalle nuove generazioni. Il Re non è più nel fiore degli anni, più volte deve cedere lo scettro a nuovi contendenti, che lo fanno sprofondare in un vortice di difficoltà. Tuttavia non fugge alle sfide, anzi, le accoglie, sebbene il tramonto sulla carriera più bella di tutte sia sempre più vicino.

REAZIONE
“Questa è la mentalità del Mamba: noi non molliamo, non tremiamo, non scappiamo. Noi resistiamo e conquistiamo” (Kobe Bryant)
Il Dottore, finora esemplare in tutto, addirittura eccedente nella perfezione, rimane incatenato dalla situazione, inizia a mostrare le prime crepe nella corazza. È lo sprofondo più doloroso, il rimpianto più grande, sintomo schietto di un crepuscolo imminente, di una carriera al capolinea. E invece il Re sarebbe stato in grado, ingannando il tempo, i limiti fisici, anagrafici, di rialzarsi di nuovo per provare a sbalordire ancora. Tornò ad essere Rossi, aldilà di quella bellezza ultraterrena inevitabilmente sfiorita.
Nell’ultimo quarto di secolo Rossi è spesso inseguito, tormentato, tartassato dai media italiani, in patria è preda di un’attenzione morbosa. La popolarità del Re però non viene nemmeno velatamente intaccata dall’amaro finale di stagione, e agli episodi reagisce come solo un vero Re sa fare. Si dimostra vero fenomeno, capace e forte, sebbene l’età avanzi e la concorrenza sia sempre più preparata e spietata, terminando i successivi campionati in posizioni di tutto rispetto, vincendo nel 2017 ad Assen la sua ultima gara della carriera. Addirittura si fa male un’altra volta, fatto che ne compromette la forma fisica e molti pensano che sia giunto il momento di smettere. Ma la voglia non è smarrita e dimostra ancora una volta che tutti si sbagliano.
Mentre fama, ricchezza, popolarità e potere continuano ad espandersi, Rossi frequenta donne affascinanti, tra cui modelle, attrici, celebrità televisive, tanto che Brad Pitt sentenzia che “quel ragazzo è un vero mago, sarebbe capace di ipnotizzarmi. Non credi sia possibile perché pesa appena trenta chili, eppure ha dentro di sé velocità ed equilibrio. È capace di sdraiarsi sull’asfalto a fianco della moto, senza però cadere. È un balletto. È arte pura. Rossi ha vinto il suo ottavo mondiale senza riempire la bocca di paroloni. Rimane calmo, pervaso da un senso di equilibrio interiore che non sembra neppure umano, sfugge alla mortalità. Per me guardarlo in azione è come leggere una poesia”. L’attore statunitense non è però l’unica celebrità che lo adora. Anche Tom Cruise è un suo fan, tanto che è presente al GP degli Stati Uniti del 2008, quello del famoso sorpasso al Cavatappi. Anche il vincitore di tre Oscar Daniel Day-Lewis ne testimonia il suo affetto: “è un mio idolo storico, sempre irrefrenabile nella vittoria e benevolo nella sconfitta – non che abbia molte occasioni di dimostrarlo. Il mio ricordo preferito di tutti i tempi è però la vittoria a Laguna Seca. Morte o gloria, l’intera gara è una riposta a coloro che erano abbastanza sciocchi da avere ancora una domanda. E aver stretto la mano a quell’uomo è una cosa che non dimenticherò mai”.
Nonostante tutto, il Dottore intanto continua a preferire la vita da scapolo in luogo di quella sentimentale. Gli piace stare con gli amici e l’amore può aspettare, anche perché la carriera viene prima di tutto e non permetterà mai al romanticismo di mettersi di mezzo. Le donne hanno bisogno di attenzioni, quindi averla con lui alle gare è sia un bene che un male.
TRAMONTO
“Ma il periodo di reggenza di un re sorge e tramonta come il sole. Un giorno il sole tramonterà suo tuo padre e sorgerà con te come nuovo re”. (Da “Il Re Leone”)

Il Re, che come tutti le dinastie ha una fine, sebbene la sua grandezza non tramonterà mai. Il Re, ormai acciaccato e debilitato dalle sfide e dalle ferite incassate nel corso degli anni, è costretto a misurarsi con un gioco che ha cambiato le regole rispetto a quando vinceva, ma è ancora reattivo a cogliere qualsiasi mossa. Il tempo stringe, non c’è tempo da perdere in chiacchiere, l’orologio scorre senza compassione, il tramonto sul regno si avvicina a passo incalzante. Le voci secondo cui dovrebbe ritirarsi e appendere il casco al chiodo si intensificano sempre di più. Specie in una delle epoche più difficili della MotoGP moderna, in cui nessuno si ferma ad aspettare nessuno, nemmeno se questo qualcuno si chiama Valentino Rossi.
Il Dottore di una volta, quello che lottava per la vittoria ogni domenica, non c’è più, perlomeno è invisibile agli occhi dei nostalgici dei tempi d’oro, annaspando in risultati stonati rispetto agli standard a cui ci aveva abituati. Ora la musica è cambiata, i ritmi sono accelerati anche se il suo approccio professionale e metodico alle gare non è stato per nulla intaccato. Eppure il Re, nonostante sia consapevole di non essere più il dominatore di una volta, si sarebbe inchinato di fronte alla passione, promettendole di sfruttarla fino all’ultima goccia. È un killer e continuerà ad esserlo fino alla fine. Finché ce ne fosse stato bisogno. Ancora una volta Rossi resiste più a lungo di chiunque altro e i numeri dimostrano che non c’è legge biologica che tenga o che ne determini la fine.
Eppure le stagioni del regno passano e sono da seppellire il prima possibile, le forze sono sempre meno e gli avversari sempre più forti. Malgrado ciò non è ancora venuta meno la voglia e la determinazione in lui. È ancora tempo di sfidare il destino affrontandolo con il petto di fuori, come un vero gladiatore. È ancora il più esperto, ma non è più nel fiore degli anni, la sua leggenda inizia a sfiorire di fronte alla spumeggiante freschezza delle nuove generazioni. Lui, da sempre riconosciuto come “l’uomo della domenica”, il mago dell’ultimo minuto, l’uomo delle sorprese, speciale nello scavare a fondo nel serbatoio dell’adrenalina il giorno della gara, ora non basta più. Però in tutti i sudditi su cui ha dettato legge e nei tifosi a cui ha offerto gioie e dolori per venticinque anni emerge una sensazione di malinconia, di tristezza, sopravvive una certa preoccupazione circa il vuoto che lascerà quando smetterà di correre. Nessuno potrà sostituirlo, nemmeno il brillante Marquez. Il sipario sulla carriera più bella di tutte si sta lentamente prendendo la scena.
SORRISO
“Sorridi, anche se il tuo cuore soffre,
sorridi, anche se si sta spezzando
quando ci sono nuvole nel cielo
ci passerai sopra
se sorridi attraverso
la tua paura e al dolore
sorridi e forse domani
scoprirai che la vita vale ancora
la pena di essere vissuta
se tu solo sorridi
illumini il tuo viso di tristezza
e nascondi ogni traccia di contentezza
ma anche se una lacrima sta per scendere
è quello il momento in cui devi
continuare a provare
sorridi, a che serve piangere?
scoprirai che la vita vale ancora
la pena di essere vissuta
se tu solo sorridi
anche se il cuore ti duole
sorridi, anche se si sta spezzando
quando ci sono nuvole nel cielo
ci passerai sopra
se sorridi attraverso
la tua paura e al dolore
sorridi e forse domani
scoprirai che la vita vale ancora
la pena di essere vissuta
se tu solo sorridi
è il momento in cui devi continuare
a sorridere, a che serve piangere?
scoprirai che la vita vale ancora
la pena di essere vissuta
se tu solo sorridi”.da “Sorridi” (Charlie Chaplin)

“La vita è come uno specchio: sorride se la guardi sorridendo” (Jim Morrison)
Il sorriso del Dottore, pezzo unico, marchio di fabbrica, soffio di leggerezza, specialità della casa, da somministrare indistintamente ad ognuno. Il sorriso di Valentino che non ha trovato increspature, crepe, ostacoli, lesioni, nemmeno nei periodi meno brillanti, dove era facile perdere il filo del discorso. Anzi, ha sempre trovato una scorciatoia alle difficoltà, ha abbattuto il muro dell’incavolatura, ha stravolto il manuale delle cattive maniere, devolvendosi come esempio per tutti. Il sorriso di Valentino, come un cerotto, una toppa ai gineprai ingarbugliati, semplificando dove c’erano le complicazioni, ovattando i problemi, addolcendo le pieghe del dolore. Il sorriso che ha fatto il giro del mondo, di chi guardava alla vita e al mestiere che faceva con disincantata leggerezza, parafrasando Calvino, senza macigni nel cuore, capace di contagiare chiunque. Il sorriso di chi concepiva il gioco, di chi lo manovrava a proprio piacimento come uno scacchista, di chi ha scavato distanze inavvicinabili tra chi sorrideva e chi invece preferiva un’arrabbiatura. Il sorriso di chi ha saputo congelare la sofferenza, cementificare la rabbia, disintossicare la realtà, anestetizzare la durezza di quel mondo, regalandocelo sempre colorato e piacevole da vivere. Il sorriso come antibiotico alle reazioni spropositate, incandescenti, come farmaco per curare la scarsità di risultati, come perfetta freccia estratta della faretra per demolire le certezze degli avversari certificando le proprie. Il sorriso che cambiò milioni di vite, le rese più fascinose, di chi viveva con sincero trasporto e orgoglio le emozioni partorite dalla sua grandezza. È proprio questa l’emozione più grande, il regalo più affascinante che potesse fare alla gente, entrandovi nelle case, spazzando via le tenebre della notte fonda, le sfumature dell’oscurità, schiudendo un mare arcobaleno dalle mille facce buffe, il ceruleo del sereno. Il sorriso come valore da coltivare, tramandare, da cui spremerne la sostanza, certificando così di aver fatto proprio l’aforisma chapliniano secondo cui “un giorno senza un sorriso è un giorno perso”.
SFIDA 2.0
“Ora non è tempo per pensare a ciò che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che c’è. Può darsi che non sia forte come credo… ma conosco molti trucchi e sono ostinato. Tieni la testa lucida e fa vedere come sa soffrire un uomo. Le mille volte che lo aveva dimostrato non avevano importanza. Ora lo stava dimostrando di nuovo. Ogni volta era una volta nuova, e non pensava mai al passato, quando lo faceva. Quello che importa è lo sforzo per affrontare il destino e soltanto nella misura di questo sforzo si può raggiungere la vittoria nella sconfitta”.
(Da “Il vecchio e il mare” – Ernest Hemingway)

Fa parte del Libro della Vita attraversare momenti di difficoltà, di smarrimento, di buio pesto, in cui si perde la stella di Betlemme. E se ben ci pensiamo la vita stessa è una sfida continua fatta di prove, ostacoli e cadute. Ma è nella capacità di rialzarsi dalle medesime che alberga la vera forza dell’uomo, inteso come essere umano che si adatta a tutto e si evolve in base alle ere geologiche che lo attraversano. Sono sfide più o meno importanti, più o meno difficili, ma tutte accomunate dal senso profondo della fatica, dal sudore versato per combatterla e dalla forte volontà di vincerla. E siccome “le sfide sono ciò che rende la vita interessante e superarle è ciò che rende la vita significativa”, la carriera degli sportivi, un po’ come la vita di ognuno di noi, contempla delle sfide che sono chiamati a vincere in nome della loro grandezza.
Come tutti i grandi dello sport anche Valentino Rossi vive di risultati, si nutre di vittorie e di titoli mondiali, e vederlo sfilare nel fango delle ultime posizioni della classe regina non è quello a cui Valentino ambiva dopo il rinnovo di contratto e la sua sfida di rimanere in MotoGP, seppure con la Petronas e non più in sella alla Yamaha blu, a divertirsi e a giocarsela con i ragazzini di vent’anni. Sebbene consapevole che la parabola ormai è sempre più agli sgoccioli e l’ombra del ritiro si avvicina a grandi falcate, la motivazione non sembra affatto tramontata. Nessuno vuole assistere a questo spettacolo, lui in primis, e all’orizzonte sembrano addentrarsi nuvoloni grigi a mettere la parola fine sulla più bella carriera nel motociclismo.
Correre in MotoGP, quando Rossi era ragazzino, era un passatempo, un vero divertimento, ora è diventato un mestiere sul serio. È cambiata un’epoca, è cambiato tutto. Negli ultimi tempi il Re ha scelto di misurarsi con una categoria che non è più quella di dieci anni fa, con piloti tutti velocissimi e tutti talentuosi, con ritmi e stili di vita che non sono più quelli di una volta e con l’orologio del tempo che scorre impietoso.
È stato costretto a cambiare approccio, e da maestro ha dovuto cambiare ruolo, accettando di diventare allievo delle nuove generazioni per cercare di andare più forte, per stare al passo con i tempi. Il Peter Pan delle corse non ha mai gettato la spugna, anzi si è inventato un nuovo modo di viverle, adattandosi ai tempi che correvano, evolvendosi insieme alla naturale evoluzione del suo mondo, trasformando stile di guida, cambiando moto senza fare una smorfia, continuando a battagliare senza mai tirarsi indietro, mettendosi in discussione prima di chiunque altro, e nelle sue difficoltà, riuscendo sempre a strappare un sorriso e rivolgendo una battuta anche quando partiva dall’ultima fila o la gara della domenica finiva sulla ghiaia. È cocciuto e vuole continuare a fare ciò che ha sempre amato. È semplicemente fenomenale. È il divertimento e la sempre viva passione che lo spingono a continuare.

Di Valentino, su cui negli ultimi tempi si è detto poco a dispetto di uno che era solito occupare i titoloni dei giornali del lunedì, si è sentito di tutto e di più, dai social fino ai tavolini dei bar, pronunciandosi su di lui in maniera volgare, irrispettosa e spesso anche inibitoria. Spesso però ci dimentichiamo che anche se i piloti vengono catalogati come ‘superuomini’, anche loro sono esseri umani, non sono robot, possono sbagliare e finire nelle trappole.
Ma questa fretta di liquidare Valentino e le critiche che lo hanno assaltato fanno a pugni con il rispetto per quello che Vale rappresenta nel mondo del motociclismo e non solo, la gratitudine per quello che ha fatto per questo sport e la capacità di stare vicini ad uno sportivo che ha dato al motociclismo più anima di chiunque altro.
Vuole ancora vincere la sfida contro sé stesso e quella contro coloro che non lo hanno mai capito o non lo capiranno mai. E come tutte le sfide dell’esistenza è giusto provare a vincerle, finché si può, finché ce n’è. Per dare alla vita un significato, un valore profondo. Quella vita che altrimenti sarebbe una misera conoscenza dei limiti umani. Perché “il valore quando è sfidato si moltiplica”. Parola di Seneca.