Fenomeno del momento in Formula 1 e prodigio di un’altra categoria, Max Verstappen si è laureato campione del mondo per la seconda volta di fila, divorando il Mondiale prima del tempo dando una lezione di guida a tutti. É riuscito a vincere anche contro coloro che qualche anno fa lo criticavano. E oggi risponde a sé stesso e a tutti con una grinta mai vista prima.

Di certo non sbagliamo se diciamo che vincere un Mondiale non capita tutti i giorni. E non sbagliamo nemmeno se diciamo che il giorno del secondo Mondiale Max Verstappen se lo ricorderà per sempre, come una di quelle foto che vanno di rito inserite nell’album dei ricordi.
Per chi ancora non avesse capito con che razza di fenomeno abbiamo a che fare (e se ci fosse mai stato bisogno di una risposta a tutti), oggi Max ha saputo sfoderare il proprio meglio, conducendo una gara magistrale dall’inizio alla fine, imprimendo un ritmo inavvicinabile per chiunque. Dimostrando di essere il più veloce. Punto e stop. Come un acrobata sul filo sottile che divide la razionalità dall’irrazionalità. Ma senza mai sporgersi.
La stagione di Max è stata una sorta di sinfonia, partita in lento per poi andare in allegro molto nel momento in cui gli avversari -uno su tutti la Ferrari- hanno iniziato a sbagliare o a non convincere, mentre lui al contrario ha cominciato a collezionare vittorie su vittorie, diventando un cecchino infallibile. Uno dei più forti della nuova generazione e forse anche di tutti i tempi. A un passo da entrare nel club dei più grandi della Formula 1. Nell’Olimpo più supremo.
Il ragazzo di Hasselt è uno forte per davvero, determinato e cocciuto, inscalfibile per molti. É uno di quelli che nascono ogni tot e che ha saputo esibirsi fin dal suo esordio lontano da ombre destabilizzanti e luci abbacinanti. La genesi di Max discende da una famiglia di purosangue della velocità, amanti del rischio e con l’adrenalina nel sangue. É dai professori di casa che il giovane Verstappen va a lezione di velocità, annusando il profumo delle corse ed ereditando una sconfinata passione per le auto.
Ed è così che papà Jos siede il proprio figlio su un kart, addestrandolo all’intemperante mondo delle quattro ruote, nutrendolo a pane e benzina, insegnandogli i dogmi della vita da supereroe della macchina e allevandolo in maniera stringente e feroce per farlo diventare campione del mondo. È qui che Max muove i suoi primi passi verso la gloria. Sconfiggendo ogni tipo di pregiudizio e di critica, prendendosi il vento in faccia, assumendosi le proprie responsabilità, dimostrando il proprio valore senza mai tirarsi indietro, accettando qualsiasi sfida si presentasse sul suo cammino. Comoda o scomoda che fosse.
Follemente impazzito per le gare, il pane quotidiano della sua vita, Verstappen ha saputo addomesticare l’esplosione del ragazzino tremendo dall’esagerato talento che vuole tutto e subito, ammorbidendosi e adeguandosi con l’esperienza e l’età alla realtà tridimensionale delle gare. Che sono qualcosa di diverso che una Playstation.

Talento cristallino e bambino prodigio, capace di mirabolanti performance, Max approda quasi per scommessa in Formula 1 nel 2015 tra stupore e curiosità, mostrando a tutti fin da subito il proprio valore, anche se guida una macchina inferiore. Sopravvissuto alle cadute rovinose della giovane età, agli spigoli presi in testa e alla scomodità del ruolo mediatico, l’”olandese volante” – come lo amano soprannominare i suoi tifosi- sale sulla Red Bull l’anno dopo il debutto, stupendo subito tutti per la sua attitudine, tanto da vincere alla sua prima gara con la scuderia austriaca.
Nel panorama sempre più show della Formula 1 Max Verstappen è diventato un simbolo, un’icona, una popstar. Un uomo-copertina per una pellicola cinematografica. Un personaggio che vive con consapevolezza e disincanto allo stesso tempo questo paradiso terrestre che gli sta regalando gioie infinite.
Oggi parlare di Max Verstappen è come parlare del Valentino Rossi degli anni d’oro, entrambi ragazzi straordinari con personalità carismatiche che sanno plasmare gli spalti dei circuiti a proprio piacimento, facendo vibrare le corde del sentimento popolare, avvicinando alle corse una platea sconfinata, unita da un tifo sfegatato e assordante.
Non sbagliamo se diciamo che la rivalità con Hamilton dello scorso anno lo ha fortificato nelle debolezze, lo ha completato nelle mancanze, lo ha cambiato nel suo modo di essere, lo ha catechizzato per il futuro. Sicuramente lo ha reso un pilota migliore, più strutturato e maturo come persona, rilassato e disinvolto nella guida, capace di reggere tonnellate di pressione e con una mentalità da vero campione. Insomma, più pronto e preparato per affrontare qualunque sfida della carriera. Ed è proprio da questa lotta hollywoodiana che Verstappen ha imparato tantissimo, ereditandone così una dottrina che per certi versi ora assomiglia a quella di Lewis.
Fino a qualche tempo fa il pianeta Verstappen era tutto cuore e passione, eccesso e stravaganza, parolacce alla radio, sgarbi e arroganza in pista, sgambetti nelle interviste e spavalderia da vendere in quantità industriali, spesso contro l’etichetta delle buone maniere. Un atteggiamento il più delle volte oltre il limite naturale del buonsenso e dell’ortodossia. Per gli occhi della gente sentimentalmente fanatica del rischio e dello spettacolo la vecchia versione di Max era il massimo della libidine. Per gli occhi degli avversari del tempo non era esattamente così. Diciamo pure che era un Verstappen tutto niente. Prendere o lasciare. E lui guarda caso prendeva tutto ciò che gli capitava per le mani. Qualsiasi cosa fosse. Anche quando avrebbe potuto essere rischioso e beffardo.

Il Max moderno, invece, è molto più composto e calmo negli atteggiamenti, riflessivo nelle azioni e maturo nella condotta di gara. Caricato di una buona dose di lucidità e visione d’insieme delle cose.
Oggi Max cerca il limite, ci cammina sopra, fidandosi ciecamente, lo tratta come amico, quasi ci gioca, lo sfiora, lo accarezza. Come se volesse penetrarvicisi, ma senza mai superarlo. Il Max di oggi è consapevole delle proprie qualità e dei propri mezzi, abile e feroce per far vibrare l’asfalto quando serve per mettere pressione agli avversari.
La sua cifra velocistica e il suo valore non sono di certo in discussione. Fortissimo nel corpo a corpo e specializzato in attacco come un bomber fuoriclasse e in difesa come un terzinaccio di quelli tosti per davvero, SuperMax ha conquistato questo Mondiale divorandolo prima del tempo e conducendolo con ostentata eleganza e disincantata rilassatezza, lasciando solo le briciole agli avversari. Come i più fighi. Come quelli che sanno di essere di un altro pianeta.
Dietro a quel sorrisetto da joker sembra celarsi una faccia tenera, il volto di un qualcuno che non si direbbe faccia questo sport. O perlomeno che faccia parte di quella categoria di supereroi. E invece, come se venisse investito da una metamorfosi kafkiana, quando indossa il casco e cala la visiera non resta altro che la volontà di essere il primo della classe. Sempre. In qualunque sessione e condizione. Caldo, freddo, asciutto, bagnato. Anzi maggiore è la fatica intrapresa per affrontare la sfida, maggiore è il valore che essa assume qualora riuscisse a vincerla.
Fenomeno di un altro livello, inaccessibile a molti, ha saputo evolversi per migliorarsi, per reggere il passo del tempo che corre. Sempre con una marcia in più degli altri. Il Max di oggi non sbaglia più. Paziente quando serve e attaccante quando è necessario. Né di più né di meno. Come se fosse telecomandato da un joystick o illuminato da chissà quale stella cometa.
È stato l’anno di un titolo mondiale conquistato con una dominanza imbarazzante, nel quale ha saputo mescolare nel pentolone bollente velocità, attenzione, rispetto, cura, culto delle misura, buonsenso, prudenza, equilibrio, raziocinio, grazia e perfezione. Dimostrando a tutti di essere il primo della classe. Un’altra volta. Dominando dappertutto, contro chiunque, in qualsiasi momento. L’ennesima prova di forza di un campione programmato fin da piccolo per fare il pilota. Per vincere sempre. Anche contro coloro che qualche anno fa lo criticavano per la troppa aggressività.
Lui che oggi vince per la seconda volta il Mondiale deve guardarsi indietro e applaudirsi. Con la consapevolezza e la tranquillità di chi sa di aver dimostrato ancora una volta di essere un fenomeno.
