MotoGP, il cuore che batte a ritmo del motore

Ovunque la velocità insista nel far rima con stupore, lì risiede la pienezza estetica, la sfolgorante bellezza neoclassica della MotoGP che ha saputo incantare il mondo e forgiare nuovi campioni.
Il cuore che batte a ritmo del motore, il sangue che fluisce nelle vene come benzina, il brivido che corre dentro, il vento che soffia forte alle spalle, l’essere appesi ad un filo impercettibile, il rischio che non può essere eliminato. Sempre sospesi sulla sottile linea fra ciò che è razionale e ciò che è irrazionale. Benvenuti alla MotoGP.

Se è una passione ed ha due ruote, questa si chiama MotoGP, un universo unico, pazzo, avvincente, magico ed incredibilmente adrenalinico. L’irrefrenabile passione per gli sport motoristici è da sempre avvolta da stereotipi e pregiudizi, spesso disciolta in una soluzione di distacco e mistero, dacché dai più catalogata come disciplina di nicchia, lontana anni luce da sport più nazionalpopolari, come il calcio. Forse perché nel motociclismo si mastica diversamente che negli altri sport. Si assapora il profumo vibrante dell’asfalto che brucia, l’odore inebriante dei gas combusti, la violenza del pericolo come immancabile compagno di viaggio, come prevede la legge vorace e selettiva, a tratti bastarda, dei Motori.

La MotoGP nasce come la massima espressione della velocità su due ruote, dove incertezza, rischio, adrenalina, incanto, meraviglia, velocità, eleganza e ritmo la fanno da padroni indiscussi. Ovunque la velocità insista nel far rima con stupore, lì risiede la pienezza estetica, la sfolgorante bellezza neoclassica della MotoGP che ha saputo incantare il mondo e forgiare nuovi campioni. Il motociclismo, per come l’ha concepito Madre Natura -facendoci un regalo magnifico-, è il manifesto più sincero e leale della velocità allo stato puro. Uno spettacolo per gli occhi di tutti che fonda le proprie radici su piloti impavidi, sorpassi impossibili e cadute incredibili, che si saldano insieme in un flusso interminabile di emozioni.

La MotoGP da sempre si nutre di battaglie sporche, di lotte titaniche ai limiti del razionale, tirate all’estremo, spesso sfociate oltre il confine della sopravvivenza sportiva, sfondando il muro incrollabile dell’amicizia tra fuoriclasse, della tenzone ricreativa fra compagni di merende, finendo quindi per allestire il palcoscenico prediletto di singolari ma autentiche rivalità, destinate a fare la storia di questo sport.

I piloti, da sempre riconosciuti come lo strumento essenziale di questa disciplina, stanno comodi solo a 350 all’ora, sempre appesi sul sottilissimo filo, come acrobati, che divide la razionalità e l’irrazionalità, il possibile e l’impossibile. Sempre in bilico tra vincere e perdere, trionfare e morire, cadere e risorgere. Dicono che siano extraterrestri provenienti da un’altra galassia, entità semidivine capaci di riscrivere i manuali dell’eleganza, “affrescare” nuovi codici di bellezza e rifiutare le leggi della fisica per sorpassare lì dove sarebbe vietato farlo. Dicono che siano creature reattive al cambiamento e alle evoluzioni imposte dalle ere geologiche, che si caricano in continuazione di sfide sempre più stimolanti per il corpo e sfibranti per la mente. Dicono che sappiano convertire milioni e milioni di discepoli alla loro religione. Dicono che hanno bisogno della gomma davanti per guidare la propria vita e di quella dietro per spingere i loro sogni. La violenza delle cadute non li spaventa perché sono fatti di una materia incomprimibile, impossibile da spezzare. Qualche volta vanno per terra, si piegano, si sbucciano, si rompono, rischiano la pelle. Ma si aggiustano, si rialzano e non mollano mai. In alcune circostanze però sanno anche essere umani, sanno sciogliersi in emozioni struggenti, antitetiche alla loro genetica gladiatoria e temeraria. Sanno manifestare il senso del sacrificio, il sudore versato, la grinta impiegata, il sorriso, la rabbia, la pazienza, l’abnegazione, le lacrime, la gioia.

Conoscono il circuito a memoria, come una preghiera, sono capaci di disegnarlo ad occhi bendati. Perché ne conoscono le curve e i rettilinei, le staccate e le pieghe, le salite e le discese, le accelerazioni e le frenate, le trappole e i punti di sorpasso. Sono programmati per guidare al limite e si divertono solo se lo cavalcano, spingendo al massimo delle loro possibilità. Parlano una lingua che solo loro conoscono. Sono l’emblematico paradigma di come voltare gli intrepidi destini della vita a loro piacimento, convertendoli all’intemperante mondo delle due ruote. I piloti, dunque, sono la sintesi perfetta di sfacciataggine e velocità, coraggio e bravura, fortuna ed estro, furbizia e cinismo, perfidia ed eleganza, spensieratezza e caparbietà, resilienza ed aggressività, furtività e talento, razionalità e fantasia.

La MotoGP si misura con le più gettonate case motociclistiche del pianeta. Ogni squadra lavora al massimo delle proprie capacità, sul decimo di secondo, sul centesimo, sul millesimo, competendo tutti per la gloria, l’unica stella dalla quale desiderano essere illuminate.
Per chi non l’avesse ancora capito, non esiste altro fuorché battere l’avversario e diventare campioni del mondo. Ciò che rende questi eroi della guida felici, ultraterreni, immortali, venendo così idolatrati per le formidabili gesta che fanno esaltare, applaudire e sognare migliaia e migliaia di appassionati.

Se volessimo accostare il circuito ad una arena e i piloti a dei gladiatori, il paragone renderebbe benissimo. Eroi impavidi e anfiteatri gremiti rendono il mondo delle corse a due ruote lo sport più affascinante e coinvolgente del mondo. Come si fa a non restare stupefatti dinanzi a ciò? Striscioni intrinsechi di pennellate, fumogeni variopinti come una tavolozza carica di colori e trombette assordanti per tifare ed incoraggiare il proprio pilota. Un’atmosfera fantastica che restituisce la vera essenza di cui si nutre il motociclismo, arrivando così a toccare tutti e cinque sensi dell’uomo.

Il cuore che batte a ritmo del motore, il sangue che fluisce nelle vene come benzina, il brivido che corre dentro, il vento che soffia forte alle spalle, l’essere appesi ad un filo impercettibile, il rischio che non può essere eliminato. Musica per le orecchie degli appassionati. Fiato che perdiamo ad ogni curva. Emozioni intense ed indescrivibili, di impalpabile stupore che attraversano chi le vive. Le sgommate sono come autografi dipinti sull’asfalto, i sorpassi come sverniciature sulla carena, le impennate come esultanze in acrobazia, meraviglie artistiche da alzarsi in piedi sul divano.

Quando cala la visiera e i piloti restano soli immersi nei loro pensieri, rimangono solamente la pista e gli avversari contro i quali scatenare l’inferno, per accendere la scintilla della battaglia, la vera dinamite che esalta il pubblico. Come leoni affamati che prendono a morsi la preda, la medesima cosa succede in pista. Tutti contro tutti. Una dura lotta di staccate profonde, di sorpassi leggendari, di piegoni fino a lambire l’asfalto, sdraiati con il gomito a terra, di carenate e duelli intriganti. Sempre sospesi sulla sottile linea fra ciò che è razionale e ciò che è irrazionale. Dicono che non sono umani, ma lo sono. Si tratta semplicemente di un’altra “razza”. Benvenuti alla MotoGP.

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